#STORIES - VERBASCO ED ALTRE VAGABONDE - UN GIARDINO IN DIRETTA (3)

Sono ben due i maestri Giardinieri che mi hanno parlato della bellezza del verbasco o tasso barbasso (Verbascum thapsus) e della sua straordinaria capacità di vagabondare per il mondo: Gilles Clément e Maria Gabriella Buccioli. Questi signori sono due Giardinieri con storie e culture molto diverse tra loro, ma a me comunque molto affini. Con un profondo rispetto per la Natura che nasce dall’osservazione, dallo studio e dalla convinzione che le piante sono esseri intelligenti con geniali strategie per la trasmissione della vita, entrambe affermano che il ruolo di un giardiniere non può essere quello di un deus ex machina che tutto controlla e tutto prevede piegando alle sue forme teoriche le espressioni vitali delle piante. 

Per quanto subisca il fascino dei giardini all’italiana, degli schemi geometrici, dei parterre e delle potature topiarie, nel mio giardino ho imparato che il disegno degli spazi e degli impianti è fondamentale, ma poi gli sviluppi sono magnificamente imprevedibili. Il mio compito, dunque, si limita a sostenere la vita che ci scorre, sempre tentata dall’attraente confine della giungla. Ho promesso alla montagna che ospita la mia casa di restituirle quanto più possibile l’aspetto e la vita che aveva prima che arrivassero le ruspe del cantiere ed ho cercato, finora, di ri-costruire un quadrato di 100 mq di quel paesaggio sottratto.

Capirai, mio caro amico giardiniere che passi di qui, che, per realizzare questo obiettivo, ho approfittato, senza remore, delle capacità di adattamento e crescita delle piante spontanee, quelle che fanno tutto da sole, se trovano le condizioni a loro congeniali. Ho raccolto semi e talee per strada, in campagna, in montagna, ovunque le abbia incontrate e le ho portate qui, nella speranza che un giorno mi mostrassero la loro bellezza e si appropriassero di un luogo sicuro per la loro progenie.

Nel libro l”Elogio delle vagabonde”  di Gilles Clément al verbasco dedica il secondo capitolo. Quattro pagine e mezzo che mi hanno iniziato al concetto di “pianta vagabonda”, ma soprattutto mi hanno fatto chiudere gli occhi per visualizzare meglio la sua esistenza nei paesaggi che ho attraversato, da quelli urbani a quelli di montagna.

Succede sempre così, la bellezza è sotto i tuoi occhi, ma non la vedi finché non la conosci, finché non sai di che materia è composta. E di qualità la pianta di verbasco ne ha molte, conosciute da secoli. 

Ecco, una volta che le ho imparate, sono riuscita a riconoscerle le sue qualità, sparse su tutti pascoli della terra che abito.

Ho visto la sua necessità di garantirsi il suo spazio vitale per crescere, non si confonde con altre piante. Alto più di un metro ed anche più, si nota anche ad ammirarlo da lontano, a volte solo, altre volte in file serrate. La sua infiorescenza ramificata a candelabro sembra quasi un totem a guardia del territorio. La sua forza è tale da resistere alle temperature più basse della stagione invernale, anche se si trova ad altitudini estreme, e pure l’aridità del terreno non lo scalfisce. Si difende bene anche dagli erbivori che lo evitano con rispetto.  La sua radice a fittone è una carota bianca, tenace come poche, da cui la pianta rinasce qualunque sia la mutilazione inferta per estirparla. Da questa si aprono foglie grandi e vellutate che sembrano d’argento, disposte a rosetta. Questa forma stellata permette al verbasco di passare l’inverno a livello del terreno durante il primo anno di vita, poi scompare quando il fiore appassisce ed i semi vengono dispersi nel secondo ed ultimo anno del suo ciclo vitale. Inoltre, allo stato spontaneo, le piante di verbasco sono tra le piante più disponibili a scambiarsi i rispettivi pollini e, perciò, a dare origine a forme naturali diverse.

con “l’aria gloriosa e indolente delle specie di grossa taglia, venute per caso. Non fanno che spostarsi”(Gilles Clèment).

Però, la peculiarità che più mi affascina del verbasco è il suo essere vagabondo. Eh sì, le piante viaggiano, soprattutto quelle che chiamiamo“erbacce”. Si spostano in silenzio usando il vento, le correnti marine, gli uccelli che si nutrono di bacche, le formiche, il vello delle pecore e poi l’uomo, animale in continuo movimento. 

 

Il verbasco si riproduce esclusivamente per seme ed esplora il territorio fino a quando non trova i luoghi che favoriscono al meglio la sua vita, lì dove i suoi semi trovano più agevole compiere il loro compito.

Lo aspetto qui nel mio giardino da anni. Lo volevo veder crescere nel mio micro Eden ed accarezzare le sue foglie di velluto d’argento in uno spazio intimo. Lo volevo accogliere e curare come faccio con le altre sue amiche vagabonde che crescono felici in questi 100 mq, ma niente da fare, ad oggi non c’è.

 

verbasco ed altre vagabonde
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