Questo è un periodo che produce dubbi in quantità industriali e mi lascia con pochissime certezze e, a volte, scompaiono anche quelle indispensabili per trovare un nord qualunque. In più, una pressione costante ed instancabile mi schiaccia a terra a fare conti e dare numeri. Secondo te, come se la può cavare un giardiniere in queste condizioni? Ovvio, da di matto e salta a piedi pari in una pozzanghera.

Non resisto, è sicuramente un retaggio infantile, un’ennesima ribellione ai comandamenti per le brave bambine, un click che scatta ancora oggi ed è capace di farmi felice, sia pure per pochi istanti. Lo faccio e basta, senza curarmi minimamente del contesto e dell’opportunità. Mentre il resto del mondo cerca di evitarle se le incontra, io le pozzanghere le benedico come se fossero un dono del cielo.

Comincio a pensare, però, che l’ultima volta che ho coinvolto anche il cuore in questo tuffo qualcosa non ha funzionato come al solito. La pozzanghera mi ha inghiottita, come dice meglio di me Wislawa Szymborska che, invece, saggiamente la evitava:

Farò un passo e d’improvviso sprofonderò tutta,
comincerò a volare verso il basso
e ancora più in giù verso il basso,
verso le nuvole riflesse
e forse anche oltre.
Poi la pozzanghera si asciugherà,
si chiuderà su di me,
ed eccomi rinchiusa per sempre 
dove con un grido non arrivato in superficie.

Mi agito, mi dibatto, boccheggio, inghiotto fango e l’acqua si fa sempre più torbida, così scura che non vedo più neanche un appiglio per salvarmi. In questa disperata lotta per la sopravvivenza mi arriva come un lampo il consiglio di un amico che tanti anni fa mi disse che l’unico modo per uscire dalla confusione più totale è non fare niente. Stare fermi ed aspettare che il fango torni nella sua posizione naturale, sul fondo. Dopo poco, è scientificamente provato, l’acqua torna limpida e puoi ritrovare la direzione della riva.

Io ci provo e ci riprovo a stare ferma, ma poi c’è sempre qualcosa che mi fa agitare di nuovo e mi scombina il paziente operato appena fatto e torno al punto di partenza.

Ci provo ancora. E se anche questa volta resterò senza via di uscita, invischiata nella confusione più cupa, non ti preoccupare, seguirò l’idea di Steve Wheen e mi metto a realizzarci dentro un bel giardino, anzi un bellissimo Pothole Garden.

pozzanghere e giardini
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