solanum (solanum jasminoides ‘album’) 

La mia piccola terrazza prova e riprova a trovare la sua identità. Per molto tempo l’ho esclusa dai miei interessi giardinieri perché non dispone di un sistema d’irrigazione automatica e il tempo da dedicare a quella manuale dalle mie parti scarseggia parecchio. E’ totalmente esposta a sud: durante l’estate è un forno, mentre in inverno è il rifugio preferito del vento e delle tempeste, anche di neve. Ho provato con le piante grasse, ma nonostante la serra in cui le riparavo in autunno, sono state in gran parte bruciate dal freddo. Ora ci sono due alberelli di ligustro che resistono in buona salute, un paio di lavande indistruttibili, le solite ederine variegate che testardamente sostituisco lì dove vengono a mancare ed una solanum. La prima ipotesi la vedeva svilupparsi dai grossi vasi degli alberelli e, magari, salire ad incorniciare la finestra. La convivenza, però non ha funzionato ed ho perso una delle due piante che avevo acquistato. Allora l’ho sognata arrotolata alla ringhiera ad assicurarmi la privacy che cercavo per gustarmi il tramonto. Ho sistemato la superstite in un vaso di terracotta sospeso in un vecchio portacatino di ferro battuto in  modo che potesse lasciar ricadere i suoi rami flessuosi e, prima poi, appropriarsi del sostegno della ringhiera. Quando arrivò l’inverno, però, soffrì molto. Il piccolo vaso anche se foderato con un foglio di tessuto non tessuto non assicurava alle radici abbastanza riparo dal gelo e così non è cresciuta, ma non è crepata! Qualche settimana fa ho deciso di infilarla nella grande tinozza di zinco che finora ha ospitato altri sciagurati tentativi ed ora, finalmente, la mia solanum ballerina è una cascata entusiasmante di innumerevoli fiori che spruzzano allegri in compagnia di minuscole goccioline di alisso bianco…ma non ci potevo pensare prima?

la solanum ballerina
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