la casa che vorrei - un giardino in diretta
la casa che vorrei – un giardino in diretta

I lavori nella casa che vorrei sono cominciati ed ora insieme alle mie amiche Francesca e Maria Luisa siamo immerse in un cantiere, come tantissimi altri nella nostra città
Per prima cosa ci siamo volute occupare della tinteggiatura delle pareti che richiedevano di essere rinfrescate. Un lavoro semplice che ciascuna di noi aveva già sperimentato, recentemente e con successo, nella propria casa, risparmiando un sacco di soldi.

la casa che vorrei - un giardino in diretta
la casa che vorrei – un giardino in diretta

Abbiamo steso cartoni e teli di plastica per proteggere quanto più possibile il pavimento ed i mobili della cucina. Con il nastro adesivo di carta abbiamo coperto i perimetri degli infissi e delle porte, in modo da poter passare con il pennello rapidamente e senza la preoccupazione di sporcarli con la pittura.
Poi, armate di mascherine e tute da lavoro, abbiamo cominciato a scartavetrare, cioè a rendere lisce le superfici dei muri strofinandoci sopra della carta vetrata. Ecco a questo punto, dopo aver lavorato in tre su una sola parete, ci siamo rese conto che, nonostante fosse un lavoro alla nostra portata, era più conveniente dedicarci ad altro e passare la mano a qualcuno del mestiere. 

la casa che vorrei - un giardino in diretta
la casa che vorrei – un giardino in diretta

Il budget si assottiglia, ma il tempo corre e di cose da fare ne abbiamo almeno un milione! Rivediamo i nostri piani, tagliamo costi su voci meno importanti e recuperiamo quanto serve per pagare materiali e manodopera. Dobbiamo ragionare su come comporre l’offerta e come proporla ai nostri futuri ospiti, capire se ci sono spazi di collaborazione con i nostri fornitori, pensare come intrecciare una rete di persone e di professionalità per mettere in moto tutto il progetto ed altro ancora. Insomma, numeri e riflessioni, invece di pennelli e vernici.

Nodo cruciale da sciogliere: trovare un nome a questo ambaradan!

Tra noi lo chiamamo “la casa”, qui sul blog è “la casa che vorrei”, ma ci siamo trovate in seria difficoltà quando abbiamo deciso di dotare il progetto di un sito web con relativo dominio…
Per esperienza, noi tre sapevamo bene che questo tipo di nodi si sciolgono come neve al sole solo davanti ad un piatto di pasta e qualche bicchiere di vino buono. Detto, fatto!
foto Cronache letterarie
foto Cronache letterarie
Ci piaceva molto la metafora delle piante pioniere, del reagire e crescere in condizioni ostili, del preparare il terreno a nuove piante più esigenti, però ci siamo rese conto che tutti i nomi che saltavano fuori sarebbero stati masticati dai motori di ricerca come affini alla botanica, piuttosto che all’ospitalità. E allora? Allora, brain storming in libertà, fino a quando il titolo di una canzone ci ha portato al titolo di un romanzo, letto ed amato da noi tre, non a caso, e l’incipit ci ha fulminate sulla via di Damasco…

John Fante - Wikipedia
John Fante – Wikipedia
“Avanzava, scalciando la neve profonda. Era un uomo disgustato. Si chiamava Svevo Bandini e abitava in quella strada, tre isolati più avanti. Aveva freddo, e le scarpe sfondate. Quella mattina le aveva rattoppate con dei pezzi di cartone di una scatola di pasta. Pasta che non era stata pagata. Ci aveva pensato proprio mentre infilava il cartone nelle scarpe.

Detestava la neve. Faceva il muratore e la neve gelava la calce tra i mattoni che posava. Era diretto a casa, ma che senso aveva tornare a casa? Anche da ragazzo in Italia, in Abruzzo, detestava la neve.” – da “
Aspetta primavera, Bandini

Chi meglio di John Fante, scrittore americano nato da una famiglia di emigranti abruzzesi, poteva esprimere la nostra voglia di resistere e di insistere su un progetto visionario come il nostro di offrire ospitalità a L’Aquila in questo momento? 

Ginestra  (Spartium junceum) – specie pioniera

Abbiamo deciso e brindato. Il nome del nostro progetto è: 

Aspetta primavera

Un inno alla resistenza, non quella passiva, quella che ti fa prendere il cartone della pasta ed infilarla nelle scarpe per ripararti dal gelo della neve, pasta comprata a credito, con la certezza dell’arrivo della Primavera che salderà i nostri conti con la felicità di avere almeno preparato una terra migliore, da brave piante pioniere.


Bene, che ne pensi? Siamo sulla strada giusta? Parliamone, e poi ci troviamo di nuovo qui martedì prossimo!

la casa che vorrei: storie di piante pioniere (seconda puntata)
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17 pensieri su “la casa che vorrei: storie di piante pioniere (seconda puntata)

  • 24 Marzo 2015 alle 10:50
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    Solo un chiarimento: cosa diventerà questa casa?
    Un B&B, un ostello per famiglie, una casa da affittare, o altro ancora?
    🙂

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    • 31 Marzo 2015 alle 8:41
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      sarà una casa da affittare, a prezzi modici, per brevi periodi, ma anche un luogo dove organizzare piccoli eventi, come presentazioni e mostre, e punto di partenza per escursioni nella natura e visite guidate in città. Che dici, può funzionare?

      Rispondi
  • 24 Marzo 2015 alle 12:58
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    la casa delle piante pioniere. Ps ciao Luisella 🙂
    (Magari ci conosceremo all'Aquila)

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    • 31 Marzo 2015 alle 8:44
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      Sì, infatti, cara Laura. Il nome della casa lo associeremo al nome di una pianta pioniera, mentre il progetto avrà il nome "Aspetta primavera" 🙂

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    • 31 Marzo 2015 alle 8:45
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      oh sarebbe davvero bello conoscervi di persona, magari ci riesce, chissà…:)

      Rispondi
  • 24 Marzo 2015 alle 14:03
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    Senza parole.Siete stupendamente vulcaniche!!!!:)giuliana

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  • 24 Marzo 2015 alle 16:15
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    Ciao Luisella che bello leggerti di nuovo 🙂

    Allora ragazze per quanto riguarda lo scioglimento di certi tipi di nodi a me aiuta sempre andare a fare una corsetta. Quando sono indecisa su alcune cose/progetti/decisioni vado a farmi un giro veloce e torno a casa con le idee chiare. Ma in questo caso, in questo progetto chi è che aspetta primavera? È solo un nome temporaneo o quello definitivo? Dobbiamo avere più indizi per giudicare, su dai fateci sapere 🙂

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    • 31 Marzo 2015 alle 9:01
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      Il nome "Aspetta primavera" è definitivo ed indica il progetto in generale. Ci piace pensare che bisogna solo tenere duro ed aspettare la primavera per realizzare quanto abbiamo in mente…è più chiaro così?

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  • 24 Marzo 2015 alle 22:02
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    Bellissima la metafora delle piante pioniere , ma il nome di una casa bisogna pensarlo bene. Come il nome delle persone deve stare bene con il cognome , non essere lungo , corto , ridicolo , soggetto a storpiature e alterazioni….e se poi la primavera non arriva? Come l'anno scorso:piovosa e fredda . Hai voglia ad aspettarla!
    Complimenti : bel lavoro!
    Laura

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    • 31 Marzo 2015 alle 8:50
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      La primavera arriva, arriva sempre, è l'unica certezza che abbiamo e sulla fine sicura dell'inverno che confidiamo la riuscita del nostro progetto. Un pò come diceva Eduardo De Filippo " Ha da passà 'a nuttata!"

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    • 31 Marzo 2015 alle 8:54
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      sono imperdonabile, lo so, cara Oriana! …a mia unica discolpa è che sto davvero presa in mille cose da fare, ma, lo prometto, non lascerò mai più i tuoi commenti e quelli degli altri senza una risposta da parte mia. Grazie per la pazienza! 🙂

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    • 1 Aprile 2015 alle 16:57
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      Ahhh scusa, non volevo stressarti 🙂 Ero solo curiosa ed impaziente 🙂 È un progetto bellissimo e sono sicura che funzionerà!!

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    • 3 Aprile 2015 alle 7:15
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      lo stress non arriva certo da te Oriana cara! Per me sono molto importanti i tuoi commenti, come gli altri, altrimenti mi sembrerebbe di parlare da sola in questo giardino…anzi grazie per la tua impazienza, è uno stimolo forte ad andare avanti! 🙂

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