acero giapponese (acer palmatum dissectum ornatum)

In questo momento in giardino la star è sicuramente lui, l’acero giapponese. Non si discute. E’ un alberello che dai quaranta centimetri iniziali, in dieci anni, è salito a quasi due metri. Ha affondato le sue radici per primo in questa terra, veterano senza macchia e senza paura. Avevo davvero poche idee su come sarebbe stato il mio piccolo paradiso terrestre, ma l’unica certezza era che non poteva mancare un acero giapponese. Lo avevo visto crescere giorno dopo giorno dalle finestre del mio ufficio e regolarmente era capace di avviare in me una sorta di stato di contemplazione, una pausa di bellezza nel trambusto produttivo, un momento di pace profonda, sorda all’universo mondo. In qualunque stagione aveva modo di sfoggiare armonia: che le sue foglie ci fossero o no, che fossero verdi o bronzo, che si infiammasse di rosso porpora era comunque un’attrazione fatale ed appagante. Così pensai che dovesse avere una posizione privilegiata, visibile dalla finestra dello studio e con uno sfondo scuro che lo facesse risaltare anche nella sua nudità invernale. Prende il sole per metà giornata e ne è felice, mai una malattia, solo qualche mutilazione quando Romeo e i suoi fratelli erano cuccioli e lo hanno scambiato per una palestra. Per il resto niente altro che bellezza, fascino di rami curvi e sottili, ricami di foglie frastagliate, saggezza millenaria, il mio docente imperturbabile di meditazione.

il saggio acero giapponese

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *